Marco me lo aveva detto chiaro, prima del matrimonio. Con quella sua tranquillità disarmante, mi aveva messo in guardia. Stavo per commettere un errore. Un errore grande, irreversibile, classico.

Non l’ho ascoltato.

Sono sposato da quattro mesi.

Il primo giorno che sono tornato in ufficio da uomo sposato, l’ho guardato negli occhi. Lui mi ha guardato. C’era qualcosa nei suoi occhi — non rabbia, non delusione nel senso teatrale — era qualcosa di peggio. Era la delusione di chi aveva già visto andare in scena questa storia mille volte, di chi ti aveva dato la mappa e ti aveva guardato camminare dritto nel fosso.

Non ha detto niente. Non ce n’era bisogno.

Aveva ragione lui. Come quasi sempre.